Palazzo Riso – Un nuovo doppio appuntamento a Palermo e Catania

Palazzo Riso – Un nuovo doppio appuntamento a Palermo e Catania
20 E 21 GENNAIO, DUE GIORNI DI MANIFESTAZIONI TARGATE S.A.C.S.

A PALERMO, A PALAZZO RISO, E ALLA FONDAZIONE BRODBECK DI CATANIA, DUE NUOVE MOSTRE DI ARTISTI INSERITI NELL’ARCHIVIO DEL MUSEO
Il 20 GENNAIO, NELLA PROJECT ROOM DI RISO, UN NUOVO EVENTO DI “PPS/MEETINGS”, STAVOLTA LEGATO AL TEMA DELLA MAGIA
 
Un nuovo doppio appuntamento con gli artisti di S.A.C.S., l’archivio creato da Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia, per valorizzare gli artisti siciliani. I due progetti espositivi, a cura di Giovanni Iovane, avranno luogo in parallelo a Palazzo Riso e presso la Fondazione Brodbeck di Catania.

Giovedì 20 gennaio, alle 18, si inaugura nella Galleria S.A.C.S. di Palazzo Riso (corso Vittorio Emanuele 365, a Palermo) The party’s over di Marco Bonafé installazione che, come le opere precedenti dell’artista, ha origine da mobili trovati o acquistati nei grandi centri commerciali. Bonafè ri-assembla questi mobili – che hanno una “innaturale” e precoce scadenza – in forme prive di finalità ed estranee a qualsiasi utilizzo funzionale e li ricopre con carta adesiva marmorizzata mentre alcuni elementi sono persino ingentiliti dalla foglia d’oro.

Venerdì 21 gennaio, sempre alle 18, ma nella sede catanese della Galleria S.A.C.S., presso la Fondazione Brodbeck, tocca a The perfect way to escape di Federico Lupo, miscela di immagini, sonore e visive, suggestioni, rimandi, omaggi al passato e nuove intuizioni. Lupo accosta alla matrice teorica filosofica una pratica di restituzione formale  tramite l’impiego di espedienti minimi. I volti plastici  dipinti sui cartellini da lavoro patinati dal tempo, richiamano il bisogno atavico dell’uomo a costringere un ricordo entro una forma tangibile che possa essere documento.

Ancora giovedì 20 gennaio, nella Project Room di Palazzo Riso, sarà inaugurato il terzo evento di “PPS/Meetings”, il ciclo curato da Helga Marsala in linea con la mostra “PPS  Paesaggio e popolo della Sicilia”, in corso a Riso.

Questa volta, due artisti e due curatori danno vita ad un’installazione a più voci concepita come riflessione intorno al potere del “magico” e alla sua relazione sottile e profonda con i luoghi, in particolare quelli che disegnano il paesaggio siciliano. Orazio Battaglia, modicano trapiantato a Roma, Duncan Marquiss, scozzese, e il critico romano Emanuela Nobile Mino (guest curator), danno vita a un piccolo focus sul tema del magico. Un paesaggio costellato di segni, apparizioni, suggestioni, assemblati all’interno di una mostra che funziona come un’unica installazione a più livelli.
 
Le mostre di Sacs sono ad ingresso libero.
Per le installazioni di “PPS/Meetings” – esposte fino al 3 febbraio – si entrerà, dal 21 gennaio al 3 febbraio –  con il biglietto di “PPS Paesaggio e popolo della Sicilia” .
Ufficio stampa Palazzo Riso: 333.5289457 –
stampa.palazzoriso@gmail.com

Marco Bonafè – The Party’s over

20 gennaio – 20 febbraio 2011
Galleria S.A.C.S.  – Riso, Museo d’Arte Contemporanea della Sicilia
Corso Vittorio Emanuele, 365 – Palermo
Orari: 17-22 (giovedì e venerdì), 17-20 (sabato). Ingresso gratuito. Info: 091320532

L’utilizzo di materiali di scarto – e scartati dalla produzione industriale- appartiene alle avanguardie artistiche del Novecento. Le letteratura, invece, è un po’ più precoce rispetto all’arte e ha cominciato ad occuparsi di scarti, rifiuti e spazzatura sin dai tempi di Baudelaire e Flaubert. Così, l’intero Novecento è praticamente sommerso da cose, oggetti dismessi, abbandonati o al di sotto del nostro panorama visivo quotidiano che trovano una aristocratica ed essenziale collocazione nel linguaggio delle arti visive.

La crescita esponenziale della produzione industriale di massa, di ciò che sino a un decennio fa si chiamava consumismo, ha determinato grandi problemi di riciclaggio anche in campi immateriali, o parzialmente immateriali, come la psicoanalisi, o formalmente visibili come l’opera d’arte.

Le installazioni di Marco Bonafè hanno origine da mobili trovati o generalmente acquistati nei grandi centri commerciali. L’artista ri-assembla questi mobili – che hanno una “innaturale” e precoce scadenza- in forme prive di finalità ed estranee a qualsiasi utilizzo funzionale (in linea con la passata ed eroica stagione modernista). Le sculture, infine, subiscono un ulteriore trattamento, solo in apparenza ornamentale: sono tutte ricoperte con carta adesiva marmorizzata mentre alcuni elementi sono persino ingentiliti dalla foglia d’oro.
Bonafè ha adottato una frase di un umorista americano della fine dell’Ottocento, Josh Billings, “Le necessità sono poche ma i bisogni infiniti”; un arguto motto di spirito che riassume e illumina la qualità della sua esperienza artistica.

Federico Lupo – The perfect way to escape

21 gennaio – 26 febbraio 2011
Galleria S.A.C.S. c/o Fondazione Brodbeck
Via Gramignani 93 – Catania
Da martedì al sabato 10 – 18. Visite su appuntamento. Info: 095.7233111

The perfect way to escape è una miscela di immagini, sonore e visive, suggestioni, rimandi, omaggi al passato e nuove intuizioni. Attratto dalle tecniche più tradizionali quanto dai mezzi più recenti, Federico Lupo si fa carico di una ricerca che, senza operare forzature, accosta alla matrice teorica filosofica una pratica di restituzione formale che raggiunge esiti onnicomprensivi tramite l’impiego di espedienti minimi.

La sua poetica sembra riprendere i moventi che, agli inizi del Novecento, portarono Marcel Proust ad individuare nella memoria l’unico strumento capace di recuperare il “tempo perduto” e nell’arte l’unica via per sfuggire all’azione del tempo stesso che, nel suo fluire incessante, muta ineluttabilmente la natura delle cose. Tuttavia, la  riflessione artistica di Lupo spinge il fulcro dell’indagine oltre la definizione della funzione dell’arte, per registrare gli effetti che quest’ultima produce nella società.

I volti plastici -se pure evanescenti- dipinti sui cartellini da lavoro patinati dal tempo, richiamano il bisogno atavico dell’uomo a cristallizzare la vita, a costringere un ricordo entro una forma tangibile che possa essere documento, testimonianza della sua esistenza. Se l’immagine, impressa nella memoria, regala l’illusione di una via perfetta per sottrarsi all’oblio, l’architettura sonora enfatizza la natura ingannevole di questi simulacri, disegnando un paesaggio evocativo dal carattere ambiguo, irreale, distorto e alterato: dimora immaginaria di quel tempo ormai perduto.

“PPS//Meetings#3”
Orazio Battaglia / Duncan Marquiss 
guest curator: Emanuela Nobile Mino
                                                                                                                                       
21 gennaio – 3 febbraio 2011
opening 20 gennaio, ore 19 – ingresso libero
a cura di Helga Marsala

Due artisti e due curatori, per un unico progetto, un’installazione a più voci concepita come riflessione intorno al potere del Magico e alla sua relazione sottile e profonda con i luoghi. In particolare quelli che disegnano il paesaggio siciliano.

Per il terzo appuntamento di “PPS//Meetings”, ciclo di mostre personali ed eventi a cura di Helga Marsala, Orazio Battaglia, modicano trapiantato a Roma, Duncan Marquiss, scozzese, e il critico romano Emanuela Nobile Mino, in veste di guest curator, danno vita a un piccolo focus sul tema del magico. Un paesaggio costellato di segni, apparizioni, suggestioni, assemblati all’interno di una mostra che funziona come un’unica installazione a più livelli.

Orazio Battaglia attraversa idealmente la Sicilia da un punto all’altro, soffermandosi su alcuni luoghi strategici, nel tentativo di catturare energie spirituali e alchemiche da tradurre in immagini. Ne deriva una cartografia dell’isola assolutamente personale, intrisa di potenze sotterranee. Le dimensioni del sacro e del misterico, la percezione della Natura come crogiolo di forze  trasmutative, l’intreccio di vita  e morte, reiterato nel mito, nelle tradizioni popolari, nelle scritture religiose e nel pensiero filosofico, tornano come temi nodali di questo viaggio incontro ai luoghi e allo loro aura magica.

Scorci rarefatti, quasi immateriali, di città quali Trapani, Catania, Cefalù, Messina, Agrigento, ricorrono in una serie composta da pastelli, acquerelli e un piccolo dipinto a olio. I pastelli sono concepiti come monocromi, nero su nero, giallo su giallo, bianco su bianco: superfici da cui l’immagine affiora, magicamente, grazie a una lettura lenta distribuita nel tempo.

I lavori su carta realizzati con zolfo, passito di Pantelleria o Marsala, riprendono iconografie Sacre (le Tre Sante, in cui si fondono i caratteri iconografici di Santa Lucia, Santa Rosalia e Sant’Agata, patrone di Siracusa, Palermo e Catania), figure allegoriche (L’Impiccato dei tarocchi), e scorci di paesaggi siciliani, dando vita a un processo di “cucina alchemica” direttamente sul foglio.

Un’installazione, composta da tra ampolle in vetro sigillate a cera, raccoglie campioni d’acqua dei tre mari che bagnano la Sicilia,  formando sul pavimento un ideale triangolo, a un tempo evocazione della forma dell’isola e simbolo ancestrale dagli innumerevoli risvolti mitologici, filosofici, religiosi. Un labirinto, tracciato sul pavimento con del nastro argentato, guida e insieme confonde lo spettatore all’interno di un percorso immaginario colmo di valenze simboliche.

Il video di Duncan Marquiss, A Nothing with a Vengeance, fornisce un’ulteriore finestra d’indagine all’interno del percorso. Girato nel 2007 a Scicli, in occasione di una residenza presso la Galleria Civica Montevergini, il film si sofferma sulle cave e i vicoli della cittadina, precipitandoli in atmosfere gotiche.

Evocando ritualità collettive ancestrali e movimenti esplorativi del sacro, Marquiss animai di ombre i luoghi ripresi con la telecamera: silhouette di uomini e donne che danzano, lottano e copulano.
Riferimenti dichiarati sono il film di Maya Deren The Very Eye of Night e la versione animata del Signore degli Anelli, realizzata da Ralf Bakshi. Il titolo è invece una citazione dal libro “The Devils of Loudun" di Aldous Huxley, in cui l’autore ipotizza un raffronto tra stati di intossicazione ed esperienze estatiche.

Su un monitor, come ulteriore apertura e diramazione, scorrono in loop i contributo video selezionati da Emanuela Nobile Mino per A Kind Of Magic, una playlist realizzata nel 2009 a partire da materiali d’autore recuperati su Youtube. Tra incantesimi, esperimenti, illusioni ottiche, piccoli prodigi del quotidiano, la compilation affronta il tema del magico soprattutto in relazione al video: il frapporsi di un medium – quale una macchina da presa – tra l’occhio e la realtà, determina un’azione di filtraggio che altera la percezione del dato, determinando una serie di modificazioni “oniriche”, a volte sorprendenti ancorché semplici.

“A Kind of Magic riflette sull’ingannevole natura del rapporto interattivo che automaticamente si crea tra visione e percezione, occhio e mente, opera e spettatore, realtà e sogno, materia e fantasma”.
Completano il progetto una seria di frasi di celebri scrittori, artisti, poeti – selezionate dalla curatrici – tutte in qualche modo riferibili al magico, attraverso chiavi e prospettive differenti: André Breton, Jean Cocteau, Marcel Duchamp, Novalis, René Char.

evento collaterale
“Bound”, un progetto di Federico Lupo:
Giampiero Riggio + Aldo Ammirata
sound performance // electronics + voce + tastiere + chitarra + violoncello

20 gennaio 2011
[Palazzo Riso, secondo piano – ore 20]

Un live set sviluppato attraverso una trama di loop, registrazioni ambientali smaterializzate e filtrate dall’elettronica. Sono piccoli frammenti di una collezione privata, raccolta negli ultimi anni da Giampiero Riggio, che, attraverso le texture cupe e stratificate del violoncello di Aldo Ammirata, tenterà qui di costruire un paesaggio sonoro dal carattere a volte randomico, a volte ritmato.

Alternando incursioni melodiche dal sapore malinconico, notturno e infantile, a sprazzi emotivi che lasciano il posto a frammenti di un vissuto personale, Riggio e Ammirata tratteggiano un racconto a tinte fosche, costellato di visioni emotivamente coinvolgenti.
Affidato a intrecci onirici, armonie rarefatte e ritmi improvvisamente incalzanti, l’incedere immaginativo si perde tra i rami di un bosco, le acque di un lago, le pareti di una stanza che vengono giù,  sgretolandosi poco a poco. Ne deriva una narrazione intrisa di potenza magica, un luogo sonoro in cui vengono messe a nudo fragilità personali connesse alle forze misteriose della natura. I suoi influssi protettivi e salvifici, come pure quelli più oscuri e sotterranei, sono linfa simbolica da cui si generano la struttura musicale e la tessitura compositiva di voce e strumenti.

Palazzo Riso, corso Vittorio Emanuele, 365
Orari:  martedì-domenica 10-20, giovedì e venerdì 10-22.
Ingresso dal 21 gennaio al 3 febbraio –  con il biglietto della mostra “PPS Paesaggio e popolo della Sicilia”: 6 euro, 1 euro residenti Palermo e provincia
Ufficio stampa Palazzo Riso: 333.5289457 –
stampa.palazzoriso@gmail.com