Pittura Sacra a Montecitorio

Pittura

Pittura Sacra a Montecitorio
Dipinti dal ‘400 al ‘600 della Collezione Pallavicini
Sala della Regina, Palazzo Montecitorio, Roma
dal 10 dicembre 2009 – 15 gennaio 2010

Una selezione di sette dipinti dal Quattro al primo Seicento, anche se assoluti ‘capolavori′, non è certo sufficiente a fornire un profilo esauriente, ma neppure parziale, di come la trattazione del ‘sacro′ si evolse e mutò in pittura nell′arco di quei tre secoli. Tre secoli, questi, attraversati e segnati, oltretutto, da una così fitta successione e da un tale intreccio di eventi vari e situazioni diverse – continui mutamenti nella direzione politica e nella gestione amministrativa degli Stati nei quali la penisola italiana era allora profondamente articolata e divisa; scoperte geografiche e astronomiche dalle notevoli conseguenze sia sul versante scientifico che economico, come in campo ideologico e culturale; avvio e diffusione della ‘riforma′ protestante nelle sue diverse manifestazioni anche territoriali e conseguente reazione o ‘controriforma′ cattolica; incipiente e progressivo declino del potere temporale del Papato e della Chiesa di Roma; alternarsi di estesi, interminabili e devastanti conflitti, sia interni, tra i vari Stati italiani, che internazionali, tra Spagna e Impero asburgico da un lato, Francia, Inghilterra e Paesi Bassi dall′altro, ma, anche, tra Occidente cristiano e Oriente turco-musulmano; estensione del dominio spagnolo sull′Italia – da non poter non comportare, anche nella produzione artistica di soggetto sacro e/o con destinazione religiosa, sia pubblica che privata, varianti di sicuro e accertato rilievo. Tre secoli, durante i quali, nelle arti e in ogni loro diversa applicazione – dall′architettura alla scultura, dalla pittura ai vari manufatti per arredi e decorazioni – si registrano, di riflesso, anche profondi cambiamenti nelle tecniche di esecuzione e negli orientamenti e conseguenti scelte di stile: dalle tarde manifestazioni del ‘gotico internazionale′ alle molteplici inclinazioni e soluzioni dell′Umanesimo quattrocentesco, dalle grandi e solenni ‘imprese′ della breve stagione rinascimentale d′inizio Cinquecento alle varie, complesse e ‘tormentate′ espressione della prima Maniera e della ‘controriformata′ Maniera tarda tra fine Cinque e primo Seicento, dalle diverse tendenze del naturalismo in area emiliana – i Carracci – e di matrice lombarda – Caravaggio – al recupero degli ideali e delle istanze classiciste – Reni, Albani, Domenichino – ai vari esempi delle iniziali e poi dilaganti espressioni del Barocco italiano ed europeo – da Rubens a Pietro da Cortona, da Bernini e Borromini a Giovan Battista Gaulli e Luca Giordano.                
E tuttavia la selezione di dipinti che si presenta oggi a Montecitorio, riprendendo e continuando un fortunata iniziativa della Camera dei Deputati, in coincidenza con le festività del Natale e con l′apertura al pubblico degli ambienti del Palazzo già splendidamente arredati e decorati, che ha già avuto in passato occasioni e momenti di alto rilievo culturale, ha significati e valori particolari. Anche se si tratta, nel caso, di una scelta di opere non sufficiente, per numero e non per qualità delle stesse, a documentare con la necessaria ampiezza le diverse soluzioni con le quali i pittori, dal Quattro al Seicento, tradussero in immagine le varie e mutevoli istanze, sia religiose che estetiche, insite nella concezione del sacro e nell′esigenza di comunicare, a una comunità di credenti di varia collocazione sociale, con radici e orientamenti culturali differenti, spesso anche di etnie diverse, idee e ideali, contenuti e argomenti, principi e obiettivi non tutti e non sempre di agevole o comune intelligibilità.
Significati e valori, in questa selezione, che – dicevo – restano del tutto rilevanti, al di là del pur ridotto nucleo di opere in esposizione, qui a Montecitorio per le prossime festività natalizie, nella sontuosa Sala della Regina: sia perché vengono per la prima volta presentati al pubblico, fuori della loro sede di appartenenza e di collocazione permanente – la Galleria del monumentale e fastoso Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Monte Cavallo -, alcuni assoluti ‘capolavori′ della pittura italiana ed europea, non solo di soggetto sacro, del Quattro, del Cinque e del Seicento, sia perché questi sette dipinti costituiscono comunque un insieme altamente significativo ed emblematico di quella che è certamente una delle più antiche e prestigiose raccolte dinastiche conservatesi in Italia, ma non solo in Italia, nella sua quasi originaria e unitaria consistenza. Un′antica e celebre collezione d′arte, ma anche di vicende e accadimenti diversi, che, documentata, catalogata e illustrata, con ampiezza e in ogni suo particolare o dettaglio, da Daniela Di Castro, Anna Maria Pedrocchi e Patricia Waddy nel denso e ‘monumentale′ volume sul Palazzo di famiglia e sulla Galleria Pallavicini edito da Umberto Allemandi nel 2000, è costituita sia da una successione fittissima di dipinti appartenenti a ‘scuole′, artisti e epoche diversi, dal medievale al moderno, e tutti di altissimo valore storico-artistico, ma anche – ed è questo forse uno degli aspetti più notevoli, anche se non il solo, dell′intera raccolta – da una serie interminabile di splendidi manufatti e preziosi oggetti sia di arredo che di decorazione.  Un insieme incredibile e straordinario di mobili, di argenti, di bronzi, di porcellane orientali e occidentali, di marmi e tanto altro ancora, tale da costituire, anche per come negli ambienti raffinati e sontuosi di Palazzo Pallavicini Rospigliosi si conserva ed è presentato, una delle testimonianze più alte di una lunga stagione di splendida produzione artistica che ha consentito di scrivere uno dei capitoli più straordinari e affascinanti di storia dell′arte in Italia e nel mondo.
Ma, tornando ai dipinti selezionati e presentati per l′occasione, per i quali si rinvia, in ogni caso, alle relative e dettagliate schede di accompagnamento in catalogo, tre sono le opere che documentano alcuni aspetti del ‘sacro′ in pittura nel Quattrocento: e si tratta di tre opere che, pur appartenendo ad aree geografiche vicine e all′apparenza culturalmente affini od omogenee, rivelano, invece, differenze profonde e non solo d′inclinazione e resa stilistiche.
La tavola di Machiavelli Zanobi, con la Madonna col Bambino e due angeli, che nel Palazzo è esposta nel Salotto Rosso – dal colore della preziosa tappezzeria cinquecentesca -, pur appartenendo all′ambiente toscano di metà secolo, è, infatti, esempio notevole della persistere, seppure con soluzioni di colta e coltivata eleganza formale e d′impreziosita resa cromatica, espressive di un raffinato ma inesorabile declino, delle inclinazioni e tendenze del Tardo Gotico in Italia centrale a Quattrocento notevolmente inoltrato – siamo verso il 1450-1455 -, quando ormai da tempo a Firenze e non solo s′era imposta in pittura il fare ‘moderno′ di Masaccio e dello stesso Beato Angelico. 
Un fare ‘moderno′ in pittura che è presente, invece, seppur determinato da altri presupposti e in altri contesti culturali, ma anche in anni più avanzati – nel penultimo decennio del secolo, agli inizi degli anni Ottanta, in territorio umbro, nel solco degli esempi giovanili del Perugino e con esiti affini a quelli del primo Bartolomeo della Gatta -, nella Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e un altro santo – forse San Girolamo o, più verosimilmente, San Giuseppe – di Luca Signorelli, uno dei pro
tagonisti dell′arte in Italia centrale nel secondo Quattrocento, che, come in questa ‘scena di raccolta intimità familiare′, esposta sempre nel Salotto Rosso, pur avvalendosi di un segno forte, netto e incisivo per la definizione di forme e volumi, con effetti, quindi, anche di accentuata intensità visiva, non rinuncia a esprimere un sentimento sincero, profondo e cordialmente comunicativo di affetti umanissimi e veri.
Ma è con il bellissimo tondo di Sandro Botticelli e con la sua Madonna col 
Bambino tra San Giovanni Battista e due angeli, esposta nel Salotto Verde del Palazzo, che la rappresentazione del ‘sacro′ nel Quattrocento, così come documentata dalla selezione qui esposta, trova, all′interno della celebre raccolta, uno delle soluzioni più notevoli e di maggior fascino. L′opera, datata intorno al 1490 per evidenti affinità con la celebre Incoronazione della Madonna, quattro santi e angeli della Galleria degli Uffizi, seppur realizzata con la collaborazione di allievi – fu successivamente replicata nel tondo di minore qualità che si conserva alla National Gallery di Londra -, è, infatti, uno degli esempi tipici di quella produzione di dipinti, prevalentemente con destinazione privata, molto diffusa in ambiente fiorentino tra Quattro e primo Cinquecento e che ebbe nella bottega di Botticelli uno dei suoi centri maggiori, più prolifici e di maggior successo: vi si riscontrano, del resto, quelle soluzioni di contenuta eleganza compositiva, di ricercata grafia nella resa di tratti somatici, di panni e panneggi, soprattutto di grazia espressiva, sottilmente comunicativa, che furono tra gli elementi che fecero la ‘fortuna′ dell′artista fiorentino e della sua ‘scuola′, anche per la resa del tema sacro in toni garbatamente intimisti e quasi profani.
Per il Cinquecento, che nella raccolta Pallavicini pure è ampiamente presente, si è scelto di esporre qui a Montecitorio la piccola tavola con la Madonna col Bambino di Federico Barocci verso il 1570, esempio non solo notevole della sua produzione giovanile con marcata dipendenza dai modi addolciti di Correggio a Parma, ma già con evidenti inclinazioni, anche per l′uso di materie cromatiche rischiarate e preziose, come per raffinata resa di atteggiamenti e tratti espressivi, a esiti comunicativi di una religiosità dai toni soffusamente devoti, quasi domestici e familiari, che, presso la Chiesa di Roma, in nome delle sue recenti istanze ‘controriformiste′ e delle sue recenti esigenze di persuasiva
comunicazione ed estesa diffusione delle nuove ‘regole′ di culto, avrebbero trovato ben presto notevole ed estesa ‘fortuna′.
La selezione comprende, infine, tre tavole – una con l′immagine di Cristo portacroce, le altre due con San Giacomo Minore e con San Simone – che appartengono alla celebre serie dell′Apostolato dipinta da Pier Paolo Rubens con collaboratori di bottega intorno al 1610 – una seconda serie, identica, ma priva della figura di Cristo, che è presso la National Gallery of Canada a Ottawa, dipinta per il duca di Lerma, primo ministro del re di Spagna, si conserva a Madrid, nel Museo del Prado: entrambe le serie sono ricordate dal pittore in una lettera del 1618 -. Acquistata ad Anversa da Niccolò Pallavicini per la cappella del palazzo che possedeva in quella città – qui è registrata nell′inventario di Giovan Battista Pallavicini del 1665 – e portata a Roma, prima del 1679, dal cardinale Lazzaro Pallavicini, dopo essere passata da Genova, per essere definitivamente collocata nel palazzo di famiglia – è ora esposta nel Salone Giallo, dal colore della tappezzeria alle pareti -, costituisce ancora oggi uno dei nuclei più prestigiosi della intera raccolta. La serie, come documentano le tre tavole ora qui esposte, documenta a pieno la ormai raggiunta maturità del celebre maestro fiammingo, che, dopo il soggiorno in Italia, a Roma e a Genova, qui manifesta ancora forte, come in altre sue note composizioni degli stessi anni e pur nella sontuosa dilatazione delle forme o nella resa concreta, a pennellate larghe e dense di luminoso colore, di tratti somatici, di particolari anatomici, di panni spessi e dal voluminoso panneggio, il ricordo soprattutto dei grandi esempi di Tiziano e di Paolo Veronese: sontuosità di apparenze, ma anche verità di atteggiamenti e vigorosa intensità di resa espressiva che sembrerebbero anticipare gli uomini ‘veri′ che, indossando apparenze di apostoli, santi e filosofi dell′Antichità, ritroveremo di lì a poco anche nelle tele, seppurevidentemente caravaggesche, di Baburen, de Haen, Crabeth e del giovane Ribera a Roma, ai quali opere di Rubens di questo stesso momento, come degli anni in Italia, di sicuro non furono del tutto ignote.
Un esempio, anche questo di Rubens ad Anversa, ma non solo, di come anche il ‘profano′ possa tradursi nel ‘sacro′, se e quando i modelli prescelti dalla realtà quotidiana non smarriscono o non vengono privati della loro più vera e profonda condizione umana e quotidiana.
Che è quanto questa selezione di dipinti con immagini ‘sacre′, appartenenti alla celebre collezione della famiglia Pallavicini e ora esposti a Montecitorio, ha voluto soprattutto evidenziare.

Ingresso: libero, da piazza Montecitorio
Orari:tutti i i giorni dalle 10 alle 19 – ingresso consentito fino alle 18,30 – giovedì 10 dicembre – dalle 14 alle 19 – ingresso fino alle 18,30 – giovedì 24 e 31 dicembre dalle 10 alle 14 – ingresso fino alle 13,30 – chiuso venerdì 25 dicembre 2009 e venerdì